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61a Esposizione Internazionale d'Arte, esplorando I Giardini

2 giorni fa
Tempo di lettura: 2 min

Ai Giardini, protagonista la dimensione collettiva dell'esperienza umana,

anche attraverso performances e rituali che in vari padiglioni nazionali hanno creata alta affluenza:

la nostra visita ha preso avvio dal padiglione centrale, quest'anno ricco di contributi di spessore.

Non può sfuggire l'opera di Otobong Nkanga realizzata sulle colonne bianche, all'esterno, rivestite con mattoni veneziani messi in relazioni con altri materiali e piccoli manufatti che vivono con la luce, un'opera che celebra natura e vita. Semplicemente.

All'interno, opere di artisti di nazionalità e formazione differente, ne citiamo alcuni che ci hanno attirato, Tammy Ngueyen, siamo negli inferi ma la tensione è verso l'alto ;

Mohammed Joha, infanzia vissuta a Gaza, nei suoi collage con materiali di scarto, la resilienza anche se non si vede più il cielo e il mare;

Bonnie Devine, un tocco quasi da illustratore che non dimentica sommergibili ed aerei;

Yoshiko Shimada, la memoria culturale del ruolo e delle sfide dell donne, Giappone anni sessanta e settanta. Il Giappone, nel padiglione nazionale, presenta il tema della genitorialità queer, con l'opera che si ispira all'intima esperienza dell'artista, Ei Arakawa : " i bambini dell'erba,i bambini della luna ",

i bambini vengono al mondo ovunque, oltre le guerre, il terrore, i pregiudizi.

Il padiglione Belgio, in mostra parole di gesso, statiche, prendono vita grazie a musica e performances , tutto crea disorioentamento,però c' è poesia, non solo caos. Interessante il padiglione dell'Australia, certo per la forza delle immagini sul grandi schermi ed anche per il messaggio: tutto si trasforma e si può trasformare, anche grazie alla nostra capacità di immaginare.

Citiamo il padiglione Svizzera che, riprendendo un famoso dibattito sull'omosessualità in tv negli anni settanta, riflette sulle sfide e sulle difficoltà ancora attuali della convivenza nella società;

il padiglione Francia, oltre che per la parte artistica, si presenta ben restaurato, con miglioramenti che tengono al centro il risparmio energetico. Il padiglione Spagna, con una raccolta di cartoline senza fine, un archivio sulle pareti che diventa riflessione sulla memoria e sul turismo.

Aspettando davvero di poter vedere alla prossima Biennale anche l'espressione del Venezuela.

Oltre l'arte.



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